
La modalità più pratica per acquistare criptovalute è senza dubbio quella di rivolgersi ad una delle piattaforme di scambio di criptovalute anche se esistono comunque notevoli rischi di essere hackerate.
La più famosa delle piattaforme è Coinbase le cui azioni sono anche quotate al Nasdaq da aprile scorso, la piattaforma Hotbit è stata aggredita e per settimane i clienti non hanno potuto accedere.
Precedentemente, c’era stato anche l’attacco informatico a Kucoin società con sede a Seychelles, nel 2014 il caso della giapponese MT Gox dove gli hacker riuscirono a duplicare i Bitcoin; altri casi di attacco informatico hanno riguardato anche Bitfinex e Bigrail che è una società italiana.
Praticamente lasciare le proprie criptovalute sulle piattaforme può essere rischioso.
I rischi possono derivare dalla piattaforma in sé, come il mancato accesso, oppure la sospensione senza preavviso da parte delle autorità o anche il decesso dell’amministratore unico che conosce le chiavi del cold wallet. Poi ci sono i rischi legati alla sicurezza dato che queste piattaforme sono obiettivo principale degli hacker in quanto i movimenti successivi al furto non sono rintracciabili.
Alcuni lo definiscono un bene rifugio, a mio avviso invece è l’esatto contrario di un bene rifugio.
Il Bitcoin, ad esempio esiste dal 03 gennaio 2009 e non può essere considerato un bene rifugio dato che, per esempio, tra il 12 e il 13 marzo 2020 si è avuto un tracollo del 50% e quindi non propriamente un risultato da bene rifugio.
Quindi, il consiglio che posso dare, è quello di investire in criptovalute una parte davvero esigua del proprio patrimonio e tenere a mente che possono essere oggetto in qualunque momento di attacchi informatici.
Inoltre è da considerare che mentre i prodotti finanziari hanno degli orari di negoziazione, le criptovalute sono scambiate anche nel fine settimana e negli altri giorno di borsa chiusa e quindi un eventuale scossone per esempio durante un tranquillo fine settimana potrebbe avere conseguenze il lunedì mattina.